Lunedì, 06 Maggio 2019 13:43

VI RACCONTO IL MIO ERASMUS PRO #16

#ErasmusPro è il nuovo Erasmus pensato per promuovere esperienze di formazione professionale «di lunga durata». Grazie al progetto di APRO Formazione “WAVES – Sail towards your future”, Francesca, Carmen e Ludovica stanno vivendo il loro #ErasmusPro a Valencia per 6 mesi, da gennaio a luglio 2019. Ogni settimana, a turno, ci racconteranno come stanno vivendo questa esperienza.

Hola, buenas a todos. Qué tal?

Quest’oggi voglio fare un primo bilancio del mio Erasmus PRO, riferito ai primi tre mesi.

Dal 12 gennaio 2019, data iniziale della mia permanenza spagnola, sono cambiate molte cose, prima fra tutti io sotto tutti i punti di vista; quello caratteriale, mentale, professionale, linguistico e soprattutto quello fisico, poiché mi cara està empezando a ser gordita! (spero che scrivendolo in spagnolo, non capiate haha).

Francesca prima del 12 gennaio era una 19enne che non era mai stata all’estero, perciò l’italiano era l’unica lingua che sapeva bene, una ragazza che non aveva mai viaggiato da sola, una ragazza che non era mai stata lontana da casa per lungo tempo, una ragazza che non sapeva fare la lavatrice (forse era meglio che non lo scrivevo :) ). Era una ragazza piena di paure: l’assurda paura delle cose nuove e importanti della vita, come cambiare le proprie abitudini, pensare al futuro, cercare lavoro (cose che inevitabilmente succedono a qualsiasi persona), la paura di non poter contare sui propri familiari, la paura di non riuscire a portare a termine l’esperienza, la paura di doversi relazionare con persone assolutamente sconosciute, la paura di dover comunicare in una lingua straniera che non conosceva così a fondo, la paura di non trovare niente di familiare, la paura di sentire la nostalgia di casa, dei familiari, degli amici e la paura di non essere pronta ad andare a vivere da sola. Insomma Francesca era l’ultima persona che uno si sarebbe immaginato potesse partecipare ad un Erasmus.

Al contempo aveva dei punti di forza, quali la determinazione, la voglia di iniziare a crearsi la propria vita da sola, la voglia di mettersi in gioco, la voglia di autonomia e di essere indipendente, la voglia di costruire il suo futuro in un paese diverso da quello in cui è cresciuta, la voglia di vedere posti nuovi e fare esperienze diverse, la voglia di crescere, la voglia di scoprire, la voglia di imparare a cavarsela da sola, la voglia di andare in Spagna, la grinta e la costante allegria. Insomma Francesca aveva la forte motivazione che uno si sarebbe immaginato potesse avere per partecipare ad un Erasmus.

Oggi, 6 maggio 2019 Francesca è una ragazza 19enne che ha raggiunto traguardi inimmaginabili, in relazione alla persona che era prima della partenza: è una ragazza che si è sempre trovata a suo agio nella nuova città, una ragazza che non si vergogna a chiedere indicazioni stradali quando si perde, una ragazza che accetta di uscire con persone sconosciute provenienti da altre nazionalità, una ragazza che per necessità ha imparato da autodidatta a sturare lo scarico della doccia, una ragazza che nonostante le iniziali difficoltà è riuscita ad integrarsi molto bene nell’ambiente di lavoro, una ragazza che con un sorriso al giorno è riuscita a conquistarsi la fiducia e la simpatia dei colleghi, una ragazza che quando entra in classe si prende ben volentieri gli abbracci e i baci dei bambini, una ragazza che ha imparato a comunicare e, a volte, a pensare in spagnolo, una ragazza che a 19 anni sa gestire una casa, una ragazza che ha imparato ad adattarsi alle situazioni che possono metterla in difficoltà, una ragazza che vive i cambiamenti passo per passo e senza preoccupazioni, una ragazza che considera Valencia come la sua casa, una ragazza che sfrutta al massimo qualsiasi opportunità per crearsi il suo bagaglio personale.

L’Erasmus prima di essere un’esperienza professionale è un’esperienza che, presa con lo spirito e la serietà adeguata, cambia le abilità e il carattere dei partecipanti, poiché ci si trova in un contesto che “costringe” a questo cambiamento: essendo lontani dalla propria famiglia, e quindi da possibili aiuti, per necessità si è “costretti” a crescere. Per esempio, dato che non avevo nessuna intenzione di mangiare sempre le stesse cose, ho dovuto per forza imparare a cucinare cose sempre diverse e sperimentare le mie doti culinarie in piatti di cui ignoravo la preparazione, oppure quando si è intasato lo scarico della doccia e poiché la persona con cui condivido il bagno, a causa dei diversi orari lavorativi, non la vedo praticamente mai, sono stata costretta a rimboccarmi le maniche e ad improvvisarmi idraulico, senza avere la minima esperienza (e devo ammettere con il timore di rompere qualcosa). Ma comunque questi e molti altri episodi mi sono serviti per abituarmi al fatto che oramai devo imparare a camminare con le mie gambe e sapere che non ci saranno per sempre i miei genitori con me, quindi al fatto di essere autonoma e di fare affidamento alle mie forze, chiedendo aiuto il minimo possibile.

D’altro canto l’Erasmus è anche un’esperienza “dura” e se non si è abbastanza motivati può avere effetti contrari: stare 6 mesi lontano da casa, non ritrovare nessuna persona familiare e costruirsi una rete amicale tutta nuova, vedere i propri genitori per 1 ora da uno schermo del telefono oppure per 3 giorni quando vengono a trovarti, è una passeggiata tutta in salita.

Nonostante questo l’Erasmus è un’avventura, a mio avviso, che tutti i giovani dovrebbero sperimentare una volta nella vita poiché aiuta a rendersi conto che oltre al paesino in cui si è abituati a vivere, c’è molto altro: ci sono culture, tradizioni, abitudini, pensieri, modi di dire, modi di fare, celebrazioni e soprattutto persone che è un arricchimento conoscere, anche se a volte questo comporta un piccolo sforzo in più.

Concludo rivolgendomi ai miei coetanei (e naturalmente anche a tutte le altre persone interessate) che in questo momento stanno leggendo le mie parole: se vi rispecchiate nelle mie caratteristiche, se vi siete stufati delle vostre abitudini e avete voglia di mettervi in gioco come ho fatto io, oppure semplicemente volete vedere posti nuovi, vi consiglio di non esitare ad iscrivervi il 9 maggio 2019 al bando per assegnare le 7 borse di studio rimanenti e partire per un paese europeo. Sono sicura che non ve ne pentirete!

Come sempre vi mando un caloroso abbraccio e vi do appuntamento al prossimo articolo!

Francesca

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