Venerdì, 17 Aprile 2020 08:44

Tempo di tirar le somme

C’è qualcosa di magico e allo stesso tempo terrificante nel tenere in mano il biglietto che ti porterà verso la tua destinazione, la meta di un viaggio che, anche se non ancora iniziato, è già così tangibile. 

Ed eccomi arrivata. Nuova città, nuova casa e nuova vita. È stato tutto così veloce, mi sono ritrovata catapultata in un vortice di novità ed emozioni. Cose che non potevo immaginarmi ed altre che mi aspettavo. Ho imparato ad andare a fare la spesa con il traduttore in mano e stando attenta a non prendere troppa roba, ricordandomi dei cinque piani di scale senza ascensore che mi aspettavano. Ho conosciuto persone provenienti da ogni parte del mondo, condiviso culture e modi di dire. Ho imparato a crescere e sopravvivere in un ambiente diverso, straniero. Ho affrontato la malinconia e la nostalgia di casa, pensando troppo spesso che presto avrei avuto nostalgia di quella vita che mi ero creata, e non potevo perdermi nemmeno un secondo. Ho vissuto ogni giorno al massimo, creato ricordi che rimarranno tra i migliori della mia giovinezza. Ho fatto discorsi usando contemporaneamente tre lingue diverse e abbracciato persone prima di sapere che saremmo diventati amici. Ho imparato ad affrontare la paura di camminare da sola in una città, soprattutto di notte, fidandomi piano piano sempre più del prossimo, ma prestando sempre attenzione. 

Ho sperato fino all'ultimo di non risvegliarmi mai da quel sogno che avevo trasformato in realtà, fino al giorno in cui un virus è entrato nella vita di tutti noi. I locali iniziavano a chiudere, l'asilo era sempre più vuoto. Di punto in bianco tutti i miei progetti riguardo al futuro si sono interrotti; nell’ultimo periodo avevo deciso infatti di rimanere a Lipsia per proseguire con un progetto di volontariato europeo, molto simile a ciò che stavo già facendo, e invece mi sono ritrovata a fare le valigie, svuotare la camera e riordinare le foto che avevo ormai in ogni angolo della casa. È finito tutto così, all'improvviso. Ho salutato colleghe e bambini, con un nodo in gola, ho riso al tramonto con gli amici, convincendomi del fatto che quello non sarebbe stato un addio, ci ritroveremo sicuramente di nuovo in quella città, la città che si è presa un pezzo del nostro cuore e che ci tiene legati. 

Ho preso un treno, un aereo e un pullman. Ho avuto ore di tempo, durante il viaggio, per pensare a questi sei mesi, e mi sono resa conto che una parte di me, è rimasta in quella piccola città dell'est della Germania. In quella città che mi ha cambiata e fatta crescere.

Ringrazio Apro International per l’opportunità che mi ha offerto, per quest’esperienza incredibile che ho vissuto e per il sostegno a distanza che non è mai mancato!

A presto, Leipzig!

Francesca

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