Giovedì, 30 Gennaio 2020 10:41

27 gennaio – per non dimenticare

Si avvicinava il fine settimana ed ero intenta a cercare qualcosa da andare a visitare, quando sulla pagina di ricerca mi comparvero questi brevi versi di una poesia:

C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede
ancora la marca di fabbrica
“Schulze Monaco”.

C’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio
di scarpette infantili
a Buchenwald
[..]

      Joyce Lussu

Parlavano di Buchenwald (che letteralmente significa “bosco di faggi”), situato non lontano da Lipsia.

Sono arrivata a Weimar, era un sabato grigio e freddo, ho seguito un gruppo di turisti e sono salita su un pullman che mi avrebbe portato a 8km dalla città, laddove era stato costruito questo campo. Osservavo fuori dal finestrino, stavamo percorrendo la Blutstrasse (“la via del sangue”), e attorno si potevano vedere solo boschi di faggi, bianchi a causa del ghiaccio, ed ogni tanto un pezzo di ferrovia, abbandonata da anni.

Il campo di concentramento di Buchenwald si trova infatti sulla collina dell’Ettersberg, nella regione della Turingia. Fu istituito nel 1937 e fu uno fra i più grandi campi della Germania nazista, dove venne sperimentato l’annientamento per mezzo del lavoro. I deportati erano inizialmente oppositori politici del regime nazista, i cosiddetti asociali e criminali, gli omosessuali, i testimoni di Geova, gli Ebrei, i Sinti ed i Rom, ma al momento della liberazione, l’11 aprile 1945, il 95% dei prigionieri proveniva da oltre 50 nazioni.

Il campo è vasto, poche sono le strutture ancora intatte, la maggior parte delle baracche sono state smantellate. Nella nebbia di quella grigia giornata, si potevano vedere il forno crematorio e gli edifici adibiti alla disinfestazione. Questi oggi accolgono una vasta esposizione permanente che permette ai visitatori di conoscere la storia di Buchenwald sotto molteplici aspetti.

Le guide raccontano la storia con delicatezza, ma ogni singola parola fa venire i brividi, fa riflettere e tutto sembra umanamente impossibile. Questi luoghi e le tante testimonianze sono da conservare, osservare ed ascoltare affinché questo avvenimento apparentemente lontano non rimanga solamente “una riga su un libro di storia”.

Francesca

Giovani, motivati e impazienti di scoprire cosa c’è per loro in Europa. Sono Caterina, Nikola e Francesca, i 3 ragazzi che abbiamo selezionato per l’ #ErasmusPro, il nuovo Erasmus pensato per promuovere esperienze di formazione professionale «di lunga durata». Grazie al progetto di APRO Formazione “WAVES – Sail towards your future”, Caterina, Nikola e Francesca stanno svolgendo il loro #ErasmusPro a Lipsia per 6 mesi, da ottobre 2019 a inizio aprile 2020. Ogni settimana, a turno, ci invieranno le loro impressioni.

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